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Joker il sorriso che uccide di Jeff Lemire, Andrea Sorrentino, Jordi Bellaire – Recensione

Immaginate di creare una storia su Joker fuori dalla normale continuity dell’universo DC, utilizzando come trama di base qualcosa che assomiglia fin troppo alla storia di origini di Harley Quinn. Superficialmente è questo che sembra essere Joker il sorriso che uccide, scritto dal noto fumettista Jeff Lemire e illustrato dall’italianissimo Andrea Sorrentino, con l’aiuto di un abilissimo Jordi Bellaire ai colori. L’accoppiata Lemire-Sorrentino non è al suo primo lavoro, visto che i due sono stati in grado di vincere un Eisner Award (uno dei premi più prestigiosi nell’industria del fumetto) nel 2019 con il meraviglioso Gideon Falls.

Joker il sorriso che uccide
Foto di Angelo Giannone

Sotto la superficie della “classica” storia del pazzo di turno che trascina nella sua follia lo psichiatra di turno che cerchi di guarirlo si cela però una tecnica sopraffina di narrazione e, soprattutto, di rappresentazione visiva.

L’impostazione da thriller psicologico, con qualche tinta horror, porta con sé una tematica cara a Lemire (che, ad esempio, venne già proposta nella sua run su Moon Knight) su cosa sia la realtà e quanto sia alterata dalle nostre percezioni. Lo spettatore si immerge così nella mente del protagonista Benji e non gli si permette di distinguere la “vera” realtà dalle percezioni distorte, indotte nello psichiatra dalle sue chiacchierate con Joker. Riassumendo, se avete amato Shutter Island di Martin Scorsese, adorerete questo fumetto.

In tal senso, l’intera Gotham e lo stesso personaggio di Joker si dirigono verso un realismo che aumenta il grado di immedesimazione del lettore. Qui Joker, agendo su una singola vita di una singola persona, risulta essere profondamente più inquietante di quando attua grotteschi ed enormi piani, complice anche una rappresentazione di Gotham molto più vicina alla reale New York che alla pittoresca città cui i fumetti hanno abituato i lettori e una rappresentazione dello stesso pagliaccio del crimine che, pur non abbandonando i colori e l’iconografia che lo hanno reso celebre, lascia indietro lineamenti e anatomia deformi.

Joker il sorriso che uccide
Foto di Angelo Giannone

A questa vicinanza con la realtà contribuiscono anche i dialoghi del personaggio, ossessionato sì dalle risate e dalla ricerca di una bellezza ottenuta tramite la distruzione e l’omicidio, ma meno sopra le righe rispetto alla “norma”.

Il racconto assume inoltre una struttura ciclica, con i primi due numeri che si chiudono con una tavola impostata allo stesso modo in entrambi i casi e un terzo e ultimo numero che, in un certo senso, chiude la storia esattamente com’era iniziata; per cui la follia di Joker risulta inguaribile, in grado di corrompere qualsiasi cosa con cui venga in contatto.

Tuttavia, la vera potenza di questo racconto risiede nella sua componente visiva. Sarebbe quantomeno riduttivo dire che Sorrentino crea delle tavole “belle e pazze”, perché l’interconnessione tra sceneggiatura e disegno creano molto più di questo.

Foto di Angelo Giannone

La storia possiede un suo linguaggio diretto e preciso, veicolato dall’inchiostrazione, dalle forme delle vignette e dall’impostazione delle tavole.

Ecco che i flashback assumono un tratto sottile e una colorazione piatta, con una totale assenza di ombreggiatura e inchiostri, regalando un feeling più “fumettoso”, mentre il presente assume colori più freddi e vede comparire la pesante inchiostrazione tipica di Sorrentino, assieme ad una ricerca del realismo nelle espressioni facciali e ad una regia cinematografica nella gestione dei dialoghi. In questi frangenti le vignette sono rettangolari e l’impostazione della tavola molto semplice, andando incontro però ad una totale destrutturazione nel momento in cui la follia, sia essa dei racconti deliranti di Joker o dovuta alla crescente schizofrenia del protagonista, si fa spazio nella realtà.

Ci si ritrova ad incontrare vignette a forma di pesce o una sequenza di azioni incastrata in una gabbia a forma di “dentatura” o a leggere delle tavole in cui la forma rettangolare inizia ad alterarsi per poi lasciare spazio nelle pagine successive ad una tavola completamente destrutturata, a volte con una sequenza di lettura volutamente disordinata se non addirittura arbitraria. Questo utilizzo di ogni singola componente del fumetto come linguaggio è, oltre che rara, estremamente efficace nel comunicare il passaggio da “follia” a “realtà”.

Foto di Angelo Giannone

Ma cosa succede quando è la follia a diventare realtà? Che le due si scambiano i ruoli a livello visivo. Quando arriva il plot twist, che, come in ogni buon thriller, deve essere presente, la codifica visiva si sovverte, il colore interviene nuovamente per “filtrare” gli eventi narrati e la situazione degenera, per tornare nei consueti “binari” con il finale.

Nel suo complesso quindi, Joker il sorriso che uccide è una storia solida, densa ed estremamente ben strutturata, dove la grammatica del fumetto viene utilizzata a 360 gradi per raccontare un thriller psicologico che riesce, dopo 80 anni di storia editoriale, a proporre Joker sotto una luce ancora nuova.

Come epilogo del volume vi è, infine, la storia breve Batman il killer che sorride (in un parallelismo di titoli tra killer smile e smile killer che in lingua originale risulta affascinante), dove Lemire si diverte a provare a sovvertire anche la realtà dell’uomo-pipistrello. Ci riesce? Sostanzialmente no, ma essendo una storia inclusa nel volume e non necessaria per chiudere la precedente, si configura comunque come un intrigante what if.

Joker il sorriso che uccide
La copertina dell’albo Joker il sorriso che uccide, di Jeff Lemire, Andrea Sorrentino, Jordi Bellaire, pubblicato da Panini Comics (2022)

Scheda tecnica

Autori: Andrea Sorrentino, Jeff Lemire
Data di uscita: 24 feb 2022
Tipo prodotto: Fumetti
Pagine: 152
Contiene: Joker: Killer Smile (2019) #1/3
Prezzo: 23,00 euro
Rilegatura: Cartonato + sovracover
Formato: 21.6X27.7 cm
Interni: Colori