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Mazinkaiser, l’eroe dimenticato

Tra le tante creature appartenenti al fantasmagorico mondo mecha partorite dal genio di Go Nagai, uno dei mangaka più importanti e amati di sempre, ce n’è forse una che, almeno in Italia, non ha riscontrato notevole successo, come hanno fatto invece in passato le serie degli spettacolari robottoni che negli anni ’70 e ’80 hanno fatto sognare generazioni di bambini e ragazzi: Mazinga Z e il Grande Mazinga, Goldrake, Jeeg Robot, Daitarn III, Golion, i titanici e imponenti eroi di metallo, dotati di armi devastanti e spettacolari, eretti a difesa del popolo del Sol Levante, frutto dei raffinati progetti ingegneristici di folli scienziati e, soprattutto, della sfrenata fantasia degli autori giapponesi. 

Mazinkaiser, mini-serie OAV andata in onda in Giappone nel 2001 e trasmessa in Italia sei anni più tardi, articolata in 7 puntate dall’andamento rapido, ha rappresentato un’estensione dell’epopea Mazinger con l’introduzione di un nuovo personaggio ideato da Go Nagai, Mazinkaiser appunto, da cui prende il titolo l’omonimo anime, la cui storia, in chiave “ucronica”, fa muovere i protagonisti su una linea temporale parallela agli eventi della saga degli anni settanta. Gli episodi, infatti, non si inseriscono in un contesto di continuity con i capitoli precedenti e successivi: si tratta di un prodotto autonomo che ha l’obiettivo di omaggiare la storia di una delle creazioni più riuscite di Kiyoshi Nagai. I legami con i precursori sono infatti molteplici, così come le diversità, in particolare quelle concettuali.

Mazinkaiser
La cover del Box Set BluRay di Mazinkaiser. Immagine Fair use

Le cause della “scarsa” e ridotta accoglienza della serie Mazinkaiser in Italia andrebbero forse ricercate nel drastico cambiamento di stile dei mecha nel corso degli anni, a partire dalla seconda metà degli anni ‘80, con l’arrivo sulla scena di Gundam, o della Patlabor, fino alla definitiva rivoluzione sancita da Neon Genesis Evangelion. La componente fantascientifica più fantasiosa e magica è stata progressivamente soppiantata da una visione più realistica e truculenta, che ha trasformato i familiari robottoni dall’aspetto rassicurante in mostri spietati, cupi e terrificanti. È stata probabilmente questa netta inversione di tendenza a determinare l’allontanamento di tanti appassionati del genere, i quali non sono più riusciti a ravvisare i tratti distintivi che avevano caratterizzato positivamente i primi titoli. 

Ma Mazinkaiser non è altro che il remake di una storia già acclamata dal pubblico e dalla critica, l’ennesima idea innovativa del maestro Go Nagai che pone al centro della narrazione le disavventure di una vecchia conoscenza, il giovanissimo Koji Kabuto, l’incredibile pilota di Mazinga Z prima e ora di Mazinkaiser, il super-moderno robot eteroma alto 28 metri, progettato e costruito dallo strampalato Juzo Kabuto con l’utilizzo della indistruttibile “Super Lega New Z Alpha”. I leitmotiv della saga sembrano esserci tutti: l’hover pilder, l’immancabile “agganciamento”, il Barone Ashura, i mostri meccanici, il coraggioso Tetsuya Tsurughi, la dolce Sayaka, l’attento professor Yumi, il temibile Dr. Hell, i raggi fotonici!

Dunque, perché attorno a questa saga c’è stato tutto questo scetticismo? Cosa non ha funzionato rispetto ai predecessori? Integralismo nostalgico o misoneismo? Cosa è cambiato rispetto al passato?

Sicuramente a cambiare è stata la grafica, con un restyling del design dei personaggi, molto più curato nei dettagli e sicuramente più accattivante, con l’introduzione di accorgimenti estetici e nuove animazioni soprattutto nelle scene dei combattimenti, dal notevole impatto scenico, seppur più cruenti e “splatter”. Ma, nel contempo, anche l’intelaiatura narrativa è stata stravolta, finalizzata al supporto dell’esaltazione di un concetto soltanto accennato nei titoli precedenti, quello del “Dio-Demone”: Mazinkaiser è un robot dotato di una forza illimitata ed è invulnerabile a qualsiasi attacco; se finisse nelle mani delle forze del male o se il pilota Koji ne perdesse il controllo, tutta l’umanità verrebbe spazzata via con una violenza inaudita. La linea che divide l’essere un Dio dall’essere un Demone è così sottile, quasi impercettibile. Mazinkaiser può assumere una forma divina o demoniaca, un’aura salvifica o distruttiva, rivelando un’ascendenza primordiale, una natura terribilmente primitiva, brutalmente autentica. 

L’elemento tecnologico viene razionalizzato, perfino esacerbato. Nella macchina, apparentemente priva di anima, sembra nascondersi un lato oscuro, che serpeggia nel metallo e si insinua tra gli ingranaggi. Dopo le iniziali difficoltà di gestione e gli allenamenti gaglioffi visibili in alcune scene dei primi episodi, Koji sembra acquisire progressivamente pieno potere sull’imponente colosso di metallo, ma agli occhi dello spettatore quella forza così smisurata sembra sempre indomabile, incontrastabile, e qualsiasi tentativo di controllo da parte del pilota è effimero, labile, inaffidabile. Talvolta Koji è assuefatto dalla forza straripante del robot, che pare muoversi autonomamente, mosso dagli impulsi di una mente sconosciuta. Il dominio sulla macchina, che è soltanto apparente, genera sfiducia e paura, nonostante le gesta eroiche, i nemici bistrattati e l’audacia del protagonista. 

Ciò che emerge silenziosamente nella serie, senza eccessivo fragore, è la violenza, in tutte le sue sfaccettature: la violenza fisica, con la brutalità degli scontri; la violenza sessuale, espressa attraverso l’ enfatizzazione spettacolarizzata della nudità; la violenza psicologica, esplicitata dall’estenuante e reiterata serie di conflitti tra la scelta del bene e del male e l’inversione dei ruoli naturali (nella serie Mazinga Z finisce nelle mani del malefico Dr. Hell e viene utilizzato dal Barone Ashura per attaccare il laboratorio di ricerca). 

È stata dunque la violenza, spesso eccessiva, a tenere lontani nostalgici e neofiti? Eppure gli spettatori moderni sono abituati alla rappresentazione della violenza senza filtri, di contenuti fortemente espliciti e truculenti. 

La soluzione va forse ricercata nella natura stessa di Mazinkaiser, smodatamente forte, smisuratamente potente, tanto da sbarazzarsi dei nemici in maniera ridicola, umiliandoli, tanto da apparire più pericoloso dell’antagonista, combattendo come un guerriero privo di un codice di onore. La violenza è insita in Mazinkaiser, ed è il motivo per il quale nell’immaginario comune è più Demone che Dio, nonostante salvi l’umanità dalle tenebre.

Sito ufficiale: http://www.bandaivisual.co.jp/mazinger/series/