Archive

Settembre 2021

Browsing

MiC, Uffizi e Lucca Comics & Games insieme nel segno del fumetto:
52 autoritratti di autori italiani entrano nella prestigiosa collezione degli Uffizi
Le premesse sono state gettate nel 2020, quando Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, ha partecipato a Lucca ChanGes, l’edizione segnata dalla pandemia di Lucca Comics & Games.
Oggi il Ministero della Cultura, le Gallerie degli Uffizi e Lucca Comics & Games si alleano in nome del fumetto,  partendo dall’iniziativa ministeriale Fumetti nei Musei*, che proprio il festival lucchese, nel 2018, premiò come migliore iniziativa editoriale.

MiC Uffizi Lucca Comics & Games Fumetti nei Musei Locandina
MiC, Uffizi e Lucca Comics & Games insieme nel segno del fumetto. La locandina della mostra “Fumetti nei musei | Gli autoritratti degli Uffizi”

52 autoritratti di alcuni tra i più brillanti fumettisti della scena italiana entrano nella collezione delle Gallerie degli Uffizi.
Le opere – realizzate con tecniche, formati e stili diversi – saranno presentate a Lucca Comics & Games 2021 dall’8 ottobre al 1 novembre nell’ambito della mostra “Fumetti nei musei | Gli autoritratti degli Uffizi” a cura di Mattia Morandi e Chiara Palmieri. La mostra – dedicata a Tuono Pettinato, fumettista recentemente scomparso e autore per Fumetti nei Musei dell’albo ambientato alla Galleria dell’Accademia di Firenze – è una delle iniziative previste dal protocollo d’intesa siglato dalle Gallerie degli Uffizi e da Lucca Crea per favorire lo sviluppo e la promozione del fumetto in Italia e all’estero.
L’intesa prevede, inoltre, la partecipazione degli Uffizi e del Ministero della Cultura alla designazione del Maestro del Fumetto di Lucca Comics & Games nell’ambito dei Lucca Comics Awards** e l’ingresso, ogni anno, dell’autoritratto del vincitore nella collezione degli autoritratti del museo fiorentino. L’accordo avrà durata biennale e sarà rinnovabile: nel suo ambito potranno essere intraprese iniziative condivise di svariate tipologie: oltre alle esposizioni anche eventi, produzioni culturali, partnership creative, didattiche, di natura scientifica e molto altro ancora.Le opere che andranno in mostra a Lucca sono state generosamente donate dagli artisti che hanno
partecipato a Fumetti nei Musei, il progetto ideato dal Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con la casa editrice Coconino Press – Fandango.

Dalla ‘A’ di ALTAN alla ‘Z’ di ZUZU, il nuovo nucleo di autoritratti, che spazia tra numerosi linguaggi e diverse generazioni, sarà un vero e proprio atlante del fumetto italiano contemporaneo che arricchirà la collezione di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi, notoriamente la più ricca e prestigiosa al mondo: queste opere verranno esposte nelle nuove sale dedicate agli autoritratti che apriranno nei prossimi mesi al primo piano del museo vasariano.

Grazie alle artiste e agli artisti per questa importante donazione che rappresenta un’ulteriore evoluzione di un percorso di valorizzazione del fumetto contemporaneo che nasce attorno all’ambizioso progetto Fumetti nei Musei. Questo nuovo fondo è una novità importante per il panorama artistico contemporaneo italiano: gli Uffizi divengono così uno dei primi musei di arte classica a scommettere sulla vitalità e la forza creativa della nona arte”, dichiara il Ministro della Cultura, Dario Franceschini.

“Con questa inedita, innovativa alleanza tra gli Uffizi e Lucca Comics, una delle manifestazioni del fumetto più importanti al mondo, l’obiettivo è ribadire un concetto chiave: la cultura è pop e raggiungere con efficacia quante più persone possibili. L’accordo che presentiamo oggi è il primo del suo genere al mondo: sono convinto che darò vita a grandi risultati e farà da apripista a tanti altri ‘crossover’ fruttiferi di idee, creatività e spunti per il futuro”, commenta il direttore degli Uffizi Eike Schmidt.

Grande soddisfazione per la collaborazione è espressa anche dalla Presidente di Lucca Crea, Francesca Fazzi, a cui fanno eco le parole del Direttore Generale Emanuele Vietina:
“Anche l’edizione più difficile di Lucca Comics & Games ha generato frutti entusiasmanti. La presenza di Eike Schmidt sul palco del Teatro del Giglio ha segnato l’avvio di una collaborazione, che oggi si concretizza in un’iniziativa che porterà, ogni anno, il Maestro del Fumetto incoronato a Lucca all’interno delle Gallerie degli Uffizi. È un grande riconoscimento per il Festival e per tutto il fumetto italiano”

MiC Uffizi Lucca Comics & Games Fumetti nei Musei
MiC, Uffizi e Lucca Comics & Games insieme nel segno del fumetto. Alcuni volumi della collana “Fumetti nei musei”. Foto di Camilla Rossini

*
Fumetti nei Musei è un progetto ideato dall’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura, realizzato in collaborazione con la casa editrice Coconino Press – Fandango e con il supporto di Ales S.p.A. La collana editoriale, nata per avvicinare i ragazzi al mondo museale, è composta da 52 storie a fumetti che raccontano la contemporaneità di 52 musei italiani. Gli albi sono anche distribuiti in omaggio ai ragazzi che partecipano ai laboratori e alle attività educative dei musei coinvolti. Nel 2018 Fumetti nei Musei ha vinto il premio ‘Gran Guinigi’ nell’ambito dei Lucca Comics Awards come migliore iniziativa editoriale dell’anno con queste motivazioni: “Un’operazione che raccoglie i migliori nuovi talenti della scena italiana con un’impeccabile veste editoriale. Un prodotto di altissimo livello che sposa le intenzioni educative all’amore per la narrativa sequenziale”. Nel corso degli anni, Fumetti nei Musei è stato protagonista di numerose esposizioni: le tavole originali sono attualmente in mostra nel Santuario dell’Ercole Vincitore di Villa d’Este a Tivoli. Fumetti nei Musei è
stato presentato nei principali saloni del libro italiani e nei festival del fumetto, ed è stato al centro, nel 2020, della Settimana della Lingua Italiana nel mondo organizzata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale. Tutte le informazioni sul sito www.fumettineimusei.it

*
I Lucca Comics Awards sono i premi dedicati al fumetto di Lucca Comics & Games, i principali in Italia. L’obiettivo dei Lucca Comics Awards è premiare le migliori opere a fumetti e i loro autori, indipendentemente da nazionalità, formato editoriale e modalità di distribuzione. Nell’ambito dei Lucca Comics Awards il riconoscimento principale è quello dedicato al Maestro del Fumetto, che avrà, ogni anno, l’opportunità di realizzare un autoritratto per le Gallerie degli Uffizi. Tutte le informazioni sul sito www.luccacomicsawards.com

Testo dall’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura

0stentation di Emiliano Grandi

Il nuovo brand di streetwear di lusso conquista la riviera romagnola!

IL PRIMO BRAND AL MONDO CHE HA IMPRESSO SUI PROPRI CAPI IL PREZZO

0stentation È nato il nuovo brand di streetwear di lusso 0STENTATION, la prima griffe al mondo che ha impresso sui capi il loro prezzo… Follia, genio o provocazione? Creato da EMILIANO GRANDI, aka EmiG, il brand è stato presentato quest’estate all’Oro Bianco Champagnerie di Cesenatico (FC) e ha conquistato la riviera romagnola in poche settimane dall’entrata sul mercato: 0stentation, infatti, ha un carattere grintoso, chi entra nel mondo 0stentation non ha paura di farsi riconoscere, non ha paura di emergere.

Emiliano Grandi

Il direttore creativo EmiG racconta così l’idea che lo ha portato a esibire il valore su ogni cappello, felpa, borsone, bracciale, portachiavi e t-shirt: 

«Prima di approcciarmi al mercato della moda e del lusso ho studiato la società, gli individui. Bisogna essere dei buoni osservatori. La gente oggi è pronta ad esporre il prezzo, sono decenni che vedo le persone ostentare la loro ricchezza attraverso auto costose, capi firmati, vacanze di lusso. Quello che mancava era mettere l’etichetta».

 La principale linea del brand è la linea SINS, che ostenta il proprio costo in dollari su cappelli, felpe e t-shirt a maniche corte e lunghe, conducendo gli acquirenti in un perimetro di esclusività, grazie anche alla divisione in tre colori che corrisponde a tre fasce di prezzo.

0stentation

Ancora più esclusiva la linea LJC, ovvero i Luxury Jaunty Caps, in edizioni limitata con visiera brevettata 

«Cerco sempre la novità, la differenza rispetto a ciò che è già stato fatto. Dopo il periodo che abbiamo passato, credo che aumenterà la ricerca della follia, del divertimento, dell’edonismo e i caps-gioiello rappresentano proprio questo estremo, sono sfrontati e creati per persone che non hanno paura di soffrire di vertigini» afferma EmiG

(a questo www.instagram.com/tv/CUXD7pAo01J/?utm_medium=copy_link l’intervista completa).

 

Tutti i capi di 0STENTATION sono confezionati cercando l’eccellenza, dalla materia prima fino alle rifiniture che sottolineano sempre nuovi elementi distintivi.

È online il sito web con e-commerce (disponibile in italiano, inglese, arabo e russo): www.0stentation.com.

Nato a Cento di Ferrara, Emiliano Grandi, fratello di Saverio Grandi (uno degli autori più importanti nella discografia italiana, ha scritto storici brani di tanti artisti da Vasco Rossi a Laura Pausini), entra nel mondo della moda con un’idea innovativa, figlia dei tempi che stiamo vivendo in cui sta crescendo una nuova voglia di affermarsi e distinguersi.

0stentation

 

LINEA LJC

Il massimo del lusso è rappresentato dalla linea LJC, Luxury Jaunty Capsi cappelli da baseball più costosi al mondo, in edizione limitata.

Hanno la visiera spostata di qualche grado a sinistra (che è stata brevettata da Emiliano Grandi) e vengono consegnati a mano personalmente dallo stesso Emiliano Grandi entro 7 giorni dall’acquisto in ogni parte del mondo. Ogni cliente che acquista un Luxury Caps avrà una propria pagina privata sul sito 0stentation.com a cui accedere per testimoniare l’originalità del prodotto.

I LJC sono disponibili nei tre colori caratteristici di 0stentation: il bianco da 10 mila dollari, blu da 24 mila dollari, nero da 50 mila dollari.

LINEA SINS

Chi indossa 0stentation si riconosce nella folla anche attraverso le peculiarità della linea principale “Sins” (non a caso peccati) divisa in tre colori che corrispondono a tre fasce di prezzo: il bianco abbinato al bronzo, il blu abbinato all’argento e il nero abbinato all’oro.

Una linea che si rivolge sia a uomo che donna e che si compone di cappelli, felpe e t-shirt in produzione limitata: soli 1000 capi per tipo nella fascia bianca, 500 nella fascia blu e 250 nella fascia nera.

www.0stentation.com

www.instagram.com/0stentation_official/

www.facebook.com/LuxuryJauntyCaps

0stentation

Testo e foto da Parole e Dintorni.

Il ritorno delle Divinità Egizie di Yu-Gi-Oh!

Il 2021 ha rappresentato un anno speciale per tutti gli appassionati del gioco di carte collezionabili di Yu-Gi-Oh!, grazie all’ennesima intuizione brillante della popolare casa Konami che, dopo una lunga e trepidante attesa, ha finalmente lanciato sul mercato gli structure deck imperniati su due delle creature più famose della serie animata televisiva: Obelisk il Tormentatore e Slifer il Drago del Cielo. Tutti gli amanti dell’anime avranno sorriso alla notizia dell’uscita dei mazzi delle Divinità Egizie, ricordando le spettacolari puntate dell’eroe Yugi Muto e dei suoi duelli rocamboleschi. Insomma, un trionfo di gioia per i collezionisti e i giocatori più nostalgici!

Divinità Egizie Yu-Gi-Oh!
Il ritorno delle Divinità Egizie di Yu-Gi-Oh! Foto di Vincenzo Casertano

Prima di continuare con la rassegna dei due deck, a questo punto i lettori più appassionati si staranno già chiedendo dove sia finita la terza divinità egizia, l’emblematico Drago Alato di Ra: a questo personaggio la Konami ha scelto di dedicare un intero box di espansione, Duellanti Leggendari: Rabbia di Ra, in cui la carta-mostro della divinità è presente in una bellissima edizione reprint rara ghost. 

Sebbene ci siano pochi dubbi sul fascino antico di questi due nuovi deck strutturati, i cui artwork si confermano di straordinaria bellezza, la giocabilità resta il primo interrogativo di ogni duellante che ambisce a costruire strategie competitive rispetto all’intero panorama di gioco. Entrambi i mazzi di carte presentano la stessa configurazione di base: 32 carte comuni, un numero cospicuo di stampe foil, di cui 4 carte super rare e 4 carte ultra rare, un tappetino da gioco deluxe e, sul retro di esso, una guida del duellante con consigli pratici e interessanti manovre da attuare per mettere in difficoltà qualsiasi avversario. Ci sono delle lampanti affinità anche nelle tecniche di gioco: il concetto di base dei due deck è quello di sacrificare come tributo tre carte-mostro per arrivare all’evocazione delle colossali divinità egizie, naturalmente le carte più potenti dei rispettivi mazzi. In entrambi i casi, sono presenti delle carte-mostro, magia e trappola inedite a supporto delle meccaniche di gioco

Divinità Egizie Yu-Gi-Oh!
Il ritorno delle Divinità Egizie di Yu-Gi-Oh! Foto di Vincenzo Casertano

Il deck di Slifer il Drago del Cielo, il mostro di Yugi per antonomasia, grazie al sostegno delle nuove stampe Incrocio di Anime (in condivisione con il mazzo di Obelisk), Attacco Forza del Tuono (carta-magia non annullabile), Divinità-Bestia Finale (carta-trappola che permette di recuperare le divinità dal cimitero e di evocarle specialmente), e alle intramontabili e sempre utili Forza Riflessa e Spada Rivelatrice, si conferma davvero interessante da un punto di vista strategico. La forza singolare di Slifer, invece, sta nella capacità di aumentare i propri parametri di attacco e di difesa in relazione al numero di carte presenti nella mano del proprietario e, nel contempo, di ridurre i punti di attacco dei mostri avversari fino a distruggerli. 

Slifer il Drago del Cielo. Foto di Vincenzo Casertano

Obelisk il Tormentatore, una delle carte più control del gioco, essendo non targettabile dall’effetto di nessuna carta e avendo la possibilità di distruggere tutti i mostri controllati dall’avversario con l’offerta di due tributi, dimostra definitivamente tutta la sua straordinaria potenza di gioco. Anche in questo caso, ci sono delle carte inedite che supportano la divinità, come Pugno del Fato (potentissima carta-rapida giocabile nella Main Phase), Evoluzione Divina (utile per aumentare i valori di attacco e difesa) e la carta-trappola Muro Resisti Livello.I due nuovi mazzi di Slifer e Obelisk, tranquillamente compatibili in un’ottica di complementarità, possono muoversi in sinergia adottando la medesima strategia di gioco, basata sul sacrificio di mostri token. Dunque, non essendoci limiti di deck-building, i mazzi possono essere fusi senza particolari difficoltà, per sfruttare appieno la forza delle divinità egizie. 

Obelisk il Tormentatore. Foto di Vincenzo Casertano
Le carte Pugno del Fato e Attacco Forza del Tuono. Foto di Vincenzo Casertano

In conclusione, quella di Konami è stata sicuramente un’astuta mossa di marketing finalizzata a veicolare il ritorno di tanti vecchi appassionati della serie, sfruttando l’immagine di due delle carte più iconiche del franchise e permettendo la possibilità ad ogni duellante di sfoderare con fierezza il potere arcaico di Slifer e Obelisk. Senza
alcun dubbio la comparsa delle divinità egizie ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’anime e, a distanza di molti anni, Konami le ha rese finalmente gi
ocabili, che si tratti di una partita for fun con gli amici o di un torneo, rievocando vecchi ricordi di infanzia.

Divinità Egizie Yu-Gi-Oh!
Il ritorno delle Divinità Egizie di Yu-Gi-Oh! Foto di Vincenzo Casertano

 

ENRIQUE IGLESIAS: È USCITO OGGI FINAL VOL. I” 

IL NUOVO ALBUM DELLA SUPERSTAR LATINA

contiene il nuovo singolo “PENDEJO” e le hit ME PASÉ” Feat. Farruko, DUELE EL CORAZÓN” Feat. Wisin e “EL BAÑO” Feat. Bad Bunny

Enrique Iglesias Final Vol. I
La copertina del nuovo album di Enrique Iglesias, Final Vol. I

È uscito FINAL VOL. I”, il nuovo album – e forse l’ultimo della sua carriera, come sembra suggerire il titolo – di ENRIQUE IGLESIAS, la superstar mondiale che per oltre vent’anni ha registrato numeri da record segnando la storia della musica e che ancora una volta si conferma il re del latin pop (https://enriqueiglesias.lnk.to/FinalVol1).

Il progetto bilingue arriva dopo l’ultimo album “Sex and Love” pubblicato nel 2014 ed è l’undicesimo album in studio di Enrique. “Final Vol. I” contiene undici tracce dinamiche, incluso il nuovo singolo “Pendejo”. Le voci relative a questo nuovo brano sono iniziate a circolare solo la scorsa settimana, quando a Los Angeles, New York e a Miami sono apparsi dei misteriosi cartelloni pubblicitari che definivano Iglesias come “Pendejo” (stupido), uno strano enigma che ha incuriosito i fan. Caratterizzato da ritmi sensuali caraibici, “Pendejo” è un inno romantico che cattura l’inebriante sensazione di lussuria, la sofferenza che segue a una delusione amorosa e il potere travolgente dell’amore, che riesce a far impazzire e trasformare tutti in “pendejos”.

Da oggi è online al seguente link il video di “Pendejohttps://www.youtube.com/watch?v=CRYixDvIKcg.

Per la regia di Jessy Terrero, il video ha come protagonista Enrique Iglesias, affiancato dall’attrice messicana Renata Notni. Sullo sfondo di viste suggestive, come il ponte di Brooklyn illuminato dalle luci del tramonto, tra le due star si crea un’intensa alchimia mentre vivono momenti intimi insieme.

Final Vol. I contiene anche la hit estiva del 2021 “Me Pasé” ft. Farruko e altri cinque brani inediti, tra cui “Te Fuiste”, impreziosito dalla collaborazione con Myke Towers, e i precedenti singoli “Duele El Corazón” con Wisin, “Súbeme La Radio” con Descemer Bueno e Zion & Lennox, “El Baño” con Bad Bunny e “Move to Miami” con Pitbull.

Questa la tracklist dell’album: Chasing The Sun”, “Te Fuiste” feat. Myke Towers, “Pendejo”, “Unwell”, “All About You”, “Me Pasé” feat. Farruko, “Súbeme La Radio” (feat. Descemer Bueno, Zion & Lennox), “Duele El Corazón” feat. Wisin, “El Baño” feat. Bad Bunny, “Move To Miami” feat. Pitbull e “El Perdon” con Nicky Jam.

Enrique Iglesias FInal Vol. I

Dopo l’annuncio dell’album, il titolo enigmatico ha immediatamente suscitato la curiosità dei fan, che hanno iniziato a chiedersi se “Final Vol. I” segnasse davvero la fine della carriera della superstar o se, in realtà, sia l’inizio di qualcosa di più grande. Quello che è certo, tuttavia, è che questo attesissimo album costituisce un altro momento decisivo della carriera di Iglesias, caratterizzata da ritmi e sonorità irresistibili che hanno fatto sì che l’artista dominasse le classifiche per quasi due decenni. Dopo il periodo di trasformazione e cambiamento che milioni di persone in tutto il mondo, incluso lo stesso Enrique, hanno affrontato nell’ultimo anno, “Final Vol. I” è come una medicina, una colonna sonora che invita chi la ascolta a celebrare la vita e ad assaporare ogni singolo giorno.

www.enriqueiglesias.com – www.instagram.com/enriqueiglesias/ – www.twitter.com/enriqueiglesias/
www.facebook.com/enriqueiglesias/
 – www.youtube.com/channel/enriqueiglesias/

 

Milano, 17 settembre 2021

Testo e foto da Parole e Dintorni.

Pino Daniele Alive, la mostra

Pino Daniele Alive La Mostra
La locandina di Pino Daniele Alive, La Mostra

PINO DANIELE TRUST ONLUS
in collaborazione con
FONDAZIONE MADE IN CLOISTER
 e WALL OF SOUND GALLERY

PRESENTA IL PROGETTO ESPOSITIVO MULTIMEDIALE
“PINO DANIELE ALIVE, LA MOSTRA”
DA DOMANI 18 SETTEMBRE AL 31 DICEMBRE 2021
AL COMPLESSO DI SANTA CATERINA A FORMIELLO (NAPOLI)

Pino Daniele Alive la mostra
Pino Daniele. Foto ©Giovanni Canitano

PINO DANIELE TRUST ONLUS unisce le forze con FONDAZIONE MADE IN CLOISTER WALL OF SOUND GALLERY per celebrare l’indimenticabile artista partenopeo PINO DANIELE con “PINO DANIELE ALIVE, LA MOSTRA”, un progetto espositivo multimediale che resterà a Napoli, presso il complesso di Santa Caterina a Formiello (Piazza Enrico de Nicola, 49), sede della Fondazione, da domani, sabato 18 settembre, al 31 dicembre 2021.

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

L’idea del progetto nasce dalla collaborazione del figlio di Pino Daniele, Alessandro Daniele, e del fotografo Guido Harari.

Pino Daniele Alive la mostra
Pino Daniele. Foto ©Guido Harari

All’interno della mostra sarà possibile vedere per la prima volta in grande formato scatti iconici di Pino Daniele, realizzati dai fotografi che lo hanno seguito più da vicino nell’arco della sua carriera. Immagini che hanno caratterizzato le copertine dei suoi dischi storici e fotografie inedite, digitalizzate appositamente per la mostra.

Pino Daniele. Foto ©Mimmo Jodice

In ordine cronologico si susseguiranno alcuni ritratti giovanili scattati da Lino Vairetti della band Osanna, per passare alle immagini di Mimmo Jodice, Cesare Monti, Guido Harari, Luciano Viti, Giovanni Canitano, Adolfo Franzò, Roberto Panucci, Letizia Pepori.

Pino Daniele Alive la mostra
Pino Daniele. Foto ©Adolfo Franzò

«Quando entrai per la prima volta nella Fondazione Made in Cloister fu suggestivo e sentii l’esigenza di accendere il mio computer per suonare uno di quei brani strumentali di mio padre dedicati a De Filippo. Vedevo quello spazio come un contenitore multimediale per la diffusione del nostro patrimonio culturale. Un’intuizione che ora si trasforma in qualcosa di concreto con la mostra itinerante ispirata all’installazione museale permanente “Pino Daniele Alive”, realizzata dalla Pino Daniele Trust Onlus all’interno del Museo della Pace di Napoli.»  racconta il co-curatore Alessandro Daniele.

Pino Daniele Alive, La Mostra
Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

La cornice suggestiva della Fondazione Made in Cloister, grazie alle sue caratteristiche architettoniche, riuscirà a guidare naturalmente il pubblico in un percorso multimediale, alla scoperta degli aspetti più complessi e privati di Pino. Ad arricchire l’esposizione anche oggetti e strumenti cari all’artista, tra gli altri, alcune sue chitarre rese celebri dalle copertine dei suoi dischi, il mandolino utilizzato per le registrazioni di “Napule è” e i fogli scritti di suo pugno con le scalette dei concerti.
Un soundtrack d’eccezione accompagnerà i passi del pubblico: alcuni brani del repertorio dell’artista saranno presentati in chiave inedita, con stralci audio della sola voce e/o della sola chitarra isolate dal resto degli strumentiA ritmare la dimensione volutamente più intima dell’ascolto, i respiri di Pino Daniele inframezzano le varie esecuzioni.

Pino Daniele Alive, La Mostra
Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

La mostra sarà anche un contenitore di attività no profit a cura della Pino Daniele Trust Onlus, che, grazie alla collaborazione di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, arricchirà il programma con una serie di attività di formazione artistico-musicale, con incontri dedicati ai licei musicali, istituzioni e corsi accreditati dal MIUR AFAM.

Pino Daniele. Foto ©Cesare Monti

Il primo appuntamento, “SULLE TRACCE DI PINO DANIELE”, si terrà proprio il 18 settembre a partire dalle ore 18:00. Il focus sarà l’analisi stilistica ed armonica delle opere di Pino con ascolti dei multi traccia originali di alcuni celebri brani, con la partecipazione degli studenti dei corsi pop rock del Conservatorio di Musica Giuseppe Verdi di Milano.

Pino Daniele Alive, La Mostra
Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

Il progetto prende il nome dall’installazione museale permanente “PINO DANIELE ALIVE”, che il Museo Della Pace di Napoli ha voluto dedicare a Pino Daniele, aperta al pubblico il 29 Giugno 2016. Il percorso, a cura di PINO DANIELE TRUST ONLUS, è frutto di un’intesa tra l’indimenticabile “mascalzone latino” e il Presidente della Fondazione Mediterraneo, Michele Capasso.   

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

«Questo progetto porta Pino Daniele nella splendida cornice della Fondazione Made in Cloister, con una formula insolita e altamente emozionale. Rincorrere le sue dita sulla chitarra, afferrare il volo della sua ispirazione in tracce sonore volte incomplete, ritrovarseli suo viso da scugnizzo dall’adolescenza fino alla maturità in fotografie iconiche e anche molte inedite, sarà un’esperienza intensa e toccante, sia per il suo pubblico che per noi fotografi che lo abbiamo conosciuto e amato. Per noi, per tutti, Pino è e resterà sempre “Alive”, “Vivo”.» — aggiunge il co-curatore Guido Harari.

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Guido Harari

«Made in Cloister è un progetto di rigenerazione urbana per l’area di Porta Capuana a Napoli, i cui motori sono l’arte contemporanea, il design e le grandi tradizioni artigianali della nostra regione. Nel 2018 abbiamo deciso di includere un programma dedicato alla Fotografia e – dopo la mostra Art Kane, Visionary – insieme ad Alessandro Daniele e Guido Harari abbiamo voluto dedicare un grande progetto espositivo a Pino Daniele. È la prima mostra itinerante multimediale sull’artista napoletano scomparso nel 2015 ed è stata progettata, in collaborazione con il Pino Daniele Trust Onlus e Wall Of Sound Gallery, con l’obiettivo di raccontare l’anima dell’Uomo in Blues — spiega Davide de Blasio, Fondazione Made in Cloister.

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

«Come non essere presenti come SIAE con un sostegno concreto per ricordare, a sei anni dalla scomparsa, un autore che ci ha dato tanto? Parole e musica di Pino Daniele hanno accompagnato e accompagnano, come solo una presenza puntuale e discreta sa fare, quarant’anni di storia musicale italiana. Una storia anche sociale, umana, attenta, partecipe. Un grande cantautore e un grande compositore, per questo siamo onorati di essere parte del progetto multimediale che siamo sicuri restituirà dell’amato cantante partenopeo l’anima più delicata e insieme vivace, portandone il messaggio e la lezione anche alle generazioni più giovani» — dichiara Gaetano Blandini, Direttore Generale SIAE.

Pino Daniele Alive, La Mostra
Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

Orari d’apertura della mostra: Martedì — Sabato, h 11.00—19.00 / Domenica e Lunedì, chiuso. Tariffa unica € 5.00.

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

Radio Monte Carlo è la radio ufficiale della mostra.

www.pinodanieletrustonlus.org/site/

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

Milano, 17 settembre 2021

Testo e foto da Parole e Dintorni.

Pino Daniele Alive, La Mostra Foto © Francesco Squeglia

TOKYO REVENGERS, UN VIAGGIO NEL GIAPPONE DEI PRIMI ANNI 2000 TRA BABY GANG, VIAGGI NEL TEMPO E LOVE STORY

Tokyo Revengers
Tokyo Revengers, arrivato in Italia grazie a J-POP. Foto di Giuseppe Inella

Spesso e volentieri gli anime tendono a veicolare le vendite dei manga dai quali sono tratti, infatti se la trasposizione animata è ben fatta, la curiosità spinge il lettore a voler andare oltre il ritmo dell’adattamento, cosicché la maggior parte degli spettatori inizia a virare sui tankōbon1, spingendo le vendite anche grazie alla popolarità e alla bellezza della trasposizione.

Ecco, questo è quello che è successo con me circa un mese fa, quando ho iniziato a leggere Tokyo Revengers, e non solo con me: questo manga infatti ha visto realizzarsi un effetto del genere su larga scala. L’azienda Oricon Rankings ha comunicato i dati di vendita stimati dei vari manga e tra i titoli più in voga del momento figura senza dubbio anche Tokyo Revengers, ormai in trend positivo da svariati mesi.

Da fine novembre 2020 Tokyo Revengers ha venduto ben 16,5 milioni di copie nell’anno fiscale 2021, una cifra che però non deve farci sgranare gli occhi. Infatti, il manga di Ken Wakui sin da subito ha visto 7 milioni di copie stampate a breve giro. Richiestissimo anche nel bel paese, fin dal suo debutto, conosciuto ormai da chiunque anche per via dell’anime disponibile su Crunchyroll, è arrivato grazie a J-POP, permettendo al pubblico italiano di apprezzare Ken Wakui, autore che ha debuttato nel 2004 ed esperto nel ritrarre gli aspetti più particolari della società giapponese.

Tokyo Revengers è un manga shonen suggestivo e di grande suspense che tocca diversi generi spaziando dalla tematica “gangster” a quella del manga di fantascienza, passando per temi di natura sentimentale. Una storia di baby gang e di adolescenza, di scazzottate e vendette, ma anche di onore e codici non scritti, di emarginazione sociale e disagio, di viaggi nel tempo e crescita personale.

Il giovane Takemichi Hanagaki è un ragazzo di 26 anni senza scopi nella vita che ha da poco scoperto dal notiziario in TV della morte della sua ex fidanzata dei tempi delle medie, Hinata Tachibana, l’unica ragazza che lo abbia realmente amato per come fosse realmente. Hinata, trovatasi nel posto sbagliato al momento sbagliato, è infatti rimasta coinvolta in uno scontro tra bande, in particolare la responsabile è la Tokyo Manji Gang, che Takemichi conosce molto bene avendola vista nascere anni prima.

Proprio mentre rimugina sul suo disastroso passato e cerca di assimilare la tragica notizia ricevuta, Takemichi viene spinto sulle rotaie della metropolitana e poco prima di essere travolto da un treno si ritrova catapultato indietro nel tempo di 12 anni. Cercando di comprendere cosa realmente sia accaduto trova un amico leale in Naoto Tachibana, fratello di Hinata, l’unico a conoscere il suo segreto. Takemichi, quindi, tra mille peripezie e difficoltà, dovrà fare di tutto per cercare di fermare l’avanzare della Tokyo Manji Gang per poter salvare la ragazza da lui amata, Hinata.

Tokyo Revengers
Tokyo Revengers, arrivato in Italia grazie a J-POP. Foto di Giuseppe Inella

Un’opera sorprendente sin dal primo impatto visivo, dove ad attirare l’attenzione sono le gang giovanili che parrebbero ricondurre ad un manga condito esclusivamente di scazzottate, violenza e molta azione.
Tokyo Revengers
però è molto di più di questo, bastano poche pagine per innamorarsene, così come ne bastano altrettante per comprenderne il potenziale illimitato. Ken Wakui costruisce una storia dalla grande longevità con un insieme di personaggi che conosceremo sin dal primo volume, molto carismatici, magnetici e importanti al fine dello sviluppo dell’opera stessa.

Parlando di Tokyo Revengers, però non ho potuto fare a meno di riflettere sul significato del termine giapponese ijime, che viene tradotto in italiano con, “bullismo”. La cosa che sconvolge maggiormente è come spesso, nelle scuole, gli atti di ijime vengano purtroppo tollerati. Questo tipo di discriminazioni, spesso e volentieri, avvengono alla luce del sole, sotto gli occhi degli insegnanti, che si limitano ad ignorarli, talvolta giustificandoli. La diversità, infatti, nella società giapponese, e non solo nell’ambiente scolastico, sembra non essere in alcun modo ammessa, sia a livello comportamentale che a livello estetico.

È significativo, in questo senso, che sin dalla più tenera età fino all’ingresso nel mondo del lavoro, ai giapponesi sia sempre imposto un rigoroso codice per il vestiario; che sia vietato l’ingresso nelle scuole a tutte quelle persone che mostrino tatuaggi o anche, più banalmente, che si tingano i capelli di un colore diverso da quello naturale.
Queste imposizioni non sfociano sempre in fenomeni di isolamento o autolesionismo da parte degli adolescenti ma spesso istigano i ragazzi a ribellarsi, come vediamo infatti in Tokyo Revengers. Takemichi ha la classica acconciatura regent da teppista biondo ossigenato; Mikey ha i capelli lunghi e biondi; Draken ha una sorta di taglio alla mohicana, accompagnato da una lunga treccia bionda con un tatuaggio sulla tempia; Mitsuya porta i capelli viola. Insomma i membri di spessore della Tokyo Manji Gang non hanno voluto uniformarsi alle  imposizioni del sistema scolastico giapponese e così facendo sono diventati dei reietti, dei teppisti. Sicuramente non ha aiutato che questi ragazzi abbiano in comune situazioni familiari particolarmente difficili, con la scuola che ancor di più se ne lava le mani, perché in una società in cui l’identità comunitaria è preziosissima, la conformità a determinati canoni è un valore imprescindibile.
Per questo, l’allontanamento di chiunque non corrisponda alla “norma” viene talvolta considerato fisiologico alle dinamiche di gruppo e quasi “educativo”. Secondo la concezione locale, questa “terapia d’urto” dovrebbe portare a una crescita psicologica dell’individuo, che imparerà a riconoscersi nella società che lo circonda, senza manifestare atteggiamenti che possano in alcun modo deviare da quello che si percepisce come normale e giusto. Un famoso proverbio giapponese dice infatti che “il chiodo che sporge deve essere martellato”.

Ed è proprio la scuola la grande assente di questo manga: quando l’istituzione scolastica viene meno, non ci sono quei fenomeni di ascesa e di rivalsa sociale come nell’opera del maestro Inoue, Slam Dunk, dove un gruppo di ragazzi destinati per lo più ad intraprendere un destino oscuro vengono letteralmente salvati dallo sport promosso dalla propria istituzione scolastica oppure come in GTO di Tōru Fujisawa, in cui il protagonista con un trascorso adolescenziale particolarmente difficile – facente parte di una gang di teppisti in moto, assai radicati in Giappone negli anni 70/80 – decide alla fine del suo percorso di studi di diventare un insegnante e si troverà ad avere a che fare con figli di genitori assenti, più impegnati a compiere il proprio mestiere che a crescere i propri figli, servi di una morale lavorativa opprimente e nichilista. In GTO l’esperienza di Onizuka, teppista forte ma dal cuore tenero, servirà a far superare ai suoi alunni molti problemi tipici dei giovani giapponesi. L’abbandono, il suicidio, il bullismo, sono solo alcuni dei problemi quotidiani contro cui deve combattere il professore per salvare una classe (che rappresenta l’intera gioventù giapponese) dal declino.

Come ho detto più volte nei precedenti articoli circa la definizione di shōnen e dei target narrativi dei manga, gli shōnen sono pensati per un pubblico decisamente giovane, ma questo manga tocca corde atipiche per il target; Ken Wakui ha estrema cura dei dettagli e i dialoghi, resi magistralmente in italiano da Loris Usai, non possono che attrarre il lettore, il quale si ritrova coinvolto da atmosfere ricche di adrenalina, pathos e voglia di risposte agli innumerevoli punti interrogativi.
Tutto questo viene poi mescolato a elementi drammatici ma anche di natura sentimentale, per cui Takemichi sarà costretto a divincolarsi, maturando in fretta, cercando di sconvolgere la sua stessa vita, trasformandosi.

Le tavole di Ken Wakui fanno da cornice a questa elaborata opera, grazie a uno stile che riesce a trasmettere tutte le emozioni dei protagonisti, con un buon uso delle linee cinetiche e una buona rappresentazione dei paesaggi urbani e periferici dove la storia prende vita.

È normale per noi lettori sentirci rapiti da una storia che apprezziamo, immedesimarci nei protagonisti, specialmente se come me si è amanti delle moto, tuffarci nella storia e chiedersi cosa avremmo fatto noi. Chi non vorrebbe tornare indietro nel tempo per cambiare un qualche avvenimento della propria vita? E se nel farlo potete salvare anche il grande amore della vostra vita da morte certa, magari i dubbi diventano certezze ed è presto compreso il motivo di questo incredibile successo. Takemichi non è l’invincibile Mikey, non ha la straripante forza bruta di Draken; non è un vero eroe, ha troppi difetti per esserlo. Ha subito fin troppe sconfitte per rientrare in quella definizione così avvolta di luce, ma in un qualche modo riesce a farsi amare proprio per questa sua mancanza, quella consapevolezza di non essere un eroe ma voler riuscire tutti i costi ad esserlo.

Scheda tecnica

Autore: Ken Wakui
Pagine: 192
Dimensioni: 12.5x18cm – copertina flessibile con sovracoperta
Codice ISBN: 9788834915431

1 Tankōbon è un termine giapponese che indica un particolare formato di pubblicazione cartacea, di solito di circa duecento pagine. Utilizzato soprattutto nell’industria dei manga, in questo ambito indica semplicemente un volume di una serie

 

PAT METHENY: OGGI ESCE “SIDE-EYE NYC (V1.IV)”

 IL NUOVO ALBUM DEL LEGGENDARIO CHITARRISTA vincitore di 20 GRAMMY Award

SIDE-EYE NYC (V1.IV)
La copertina dell’album SIDE-EYE NYC (V1.IV)

Oggi, venerdì 10 settembre, esce “SIDE-EYE NYC (V1.IV), il nuovo album di PAT METHENY, il leggendario chitarrista vincitore di 20 GRAMMY Award.

 L’album “SIDE-EYE NYC (V1.IV), pubblicato da Modern Recordings/BMG, vede la partecipazione di musicisti accuratamente scelti, tra cui alcuni dei più innovativi e interessanti nuovi strumentisti della scena musicale di New York.

«Volevo creare una sorta di palco su cui ospitare a rotazione un cast di musicisti di nuova generazione che avevano catturato particolarmente la mia attenzione – commenta Pat Metheny – Dai miei inizi in Kansan City in poi, ho beneficiato molto di tanti musicisti più grandi di me che mi hanno dato la possibilità di suonare con loro, consentendo così di migliorarmi attraverso le loro esperienze».

 “SIDE-EYE NYC (V1.IV)” è stato registrato appena prima dell’inizio della pandemiabilancia perfettamente alcuni meravigliosi nuovi brani originali con geniali rivisitazioni di alcune delle composizioni di Metheny più amate, come “Better Days Ahead” e “Timeline, che in origine vedeva Pat Metheny suonare insieme alle icone Michael Brecker ed Elvin Jones. L’album scorre senza sosta in quel solito modo che trascende i generi musicali, da groove realizzati in organ trio a delle ampie mini-suite fino ad arrivare semplicemente a Pat Metheny nella sua versione più rockeggiante.

SIDE-EYE NYC (V1.IV) è l’ultimo album di Pat Metheny. Foto di Jimmy Katz

 L’album è stato anticipato dall’uscita in digitale dei brani “It Starts When We Disappear”, che è possibile ascoltare al seguente link https://patmetheny.lnk.to/ItStartsWhenWeDisappear, e  “Better Days Ahead” (https://patmetheny.lnk.to/BetterDaysAhead).

 Pat Metheny, un musicista noto per i suoi lunghissimi tour, ha anche annunciato recentemente oltre 100 date live nel mondo, per accompagnare l’uscita di “SIDE-EYE NYC (V1.IV)”. L’artista tornerà a viaggiare questo autunno e per tutto il 2022, e arriverà anche in Italia con ben 6 imperdibili appuntamenti live (6 maggio al Grand Teatro Geox di Padova, 7 maggio al Teatro Alighieri di Ravenna, 8 maggio al Teatro Umberto Giordano di Foggia, 9 maggio all’Auditorium Parco della Musica di Roma, 11 maggio all’Auditorium Del Lingotto di Torino, 12 maggio al Teatro degli Arcimboldi di Milano)!

 Come già accaduto per l’album, la versione live di “SIDE-EYE NYC (V1.IV)” vedrà la partecipazione del fenomenale talento di James Francies al piano, organo e tastiera. Alla batteria si alterneranno alcuni dei più interessanti musicisti come Eric Harland, Anwar Marshall e soprattutto, Marcus Gilmore, che già brilla nell’album. Il giovane batterista di New Orleans, Joe Dyson, sarà presente nelle future performance live in giro per il mondo.

 

Questa la tracklist di SIDE-EYE NYC (V1.IV)”:

  1. It Starts When We Disappear
  2. Better Days Ahead
  3. Timeline
  4. Bright Size Life
  5. Lodger
  6. Sirabhorn
  7. Turnaround
  8. Zenith Blues

 

Hanno detto di Pat Metheny e “SIDE-EYE NYC (V1.IV)”:

 

“Pat Metheny is truly one of the most adventurous and creative talents in music, in any genre he chooses.”- Questlove Supreme

 

“My favorite guitarist and biggest influence… a legend.” – Rick Beato

 

“Insane technique, insane melodic ideas… honestly he’s just incredible with a singular voice on the instrument.” – Wong Notes with Cory Wong (Premier Guitar)

 

“[SIDE-EYE is a] joyously flowing live recording… New tunes, new band, new album, new tour. No ‘side eye’ called for on this date.” – The Seattle Times

 

 

“SIDE-EYE NYC (V1.IV)” è l’ultimo e incomparabile tassello dell’eclettismo di Metheny, i cui album più recenti includono “From This Place”, nominato da Downbeat “Jazz Record of the Year” del 2020, e l’album uscito a marzo 2021 “Road To The Sun”, una suite per chitarra classica, che Allan Kozinn del Wall Street Journal ha definito “sfaccettata in un modo bellissimo” e “capace di aggiungere qualcosa in maniera significativa al repertorio solistico, di insieme e di riarrangiamento”.

La grandezza di questa sperimentazione musicale non è ovviamente nulla di nuovo per Metheny. È infatti l’unico musicista ad aver vinto dei GRAMMY Award in dodici diverse categorie musicali. Per decenni è stato ampiamente richiesto dagli svariati mondi sonori differenti, e in passato ha collaborato, tra i tanti, con Steve Reich, Ornette Coleman, Herbie Hancock, David Bowie e Pino Daniele.

 

Milano, 10 settembre 2021

Testo e foto da Parole e Dintorni.