Con X-Men: Inferno si chiude il sodalizio artistico fra Jonathan Hickman e la razza mutante, prendendo forma in una incredibile miniserie di quattro numeri dalla foliazione doppia rispetto al solito. Inferno venne pubblicato negli Stati Uniti verso la fine del 2021, arrivando in Italia a stretto giro nel formato spillato, per poi ottenere una edizione cartonata Marvel Deluxe nel dicembre del 2023.

la cover del volume X-Men: Inferno, edito da Panini Comics (2023) nella collana Marvel Deluxe. Foto di Francesco Ariani
la cover del volume X-Men: Inferno, edito da Panini Comics (2023) nella collana Marvel Deluxe. Foto di Francesco Ariani

Questo articolo segue quello che ho scritto su House of X/Powers of X, che consiglio vivamente di leggere, sia perché non ripeterò concetti che altrimenti risulterebbero ridondanti, sia perché le due serie, con un totale di 12 capitoli, sono le fondamenta di tutto ciò che è avvenuto subito dopo nel mondo mutante. Jonathan Hickman, in qualità di “Head of X”, ha tenuto le redini delle numerose testate pubblicate dal 2019 in poi, ma è sulla regolare X-Men e su X-Men: Inferno che ha sceneggiato direttamente i capitoli, insieme ad alcuni dell’evento X of Swords.

In questa sede, il nostro scopo non sarà quindi parlare unicamente di X-Men: Inferno, ma di tutto quello che Jonathan Hickman ha scritto sulla regolare degli X-Men, fra i capitoli 1 e 21, presenti nei due volumi cartonati X-Men – Pax Krakoa e X-Men – Dentro la cripta. Per completezza, parleremo anche dei quattro capitoli di Empyre: X-Men presenti all’inizio del volume “Dentro la cripta”, ed anche dei capitoli dal 13 al 15 che sono assenti da questi volumi, in quanto inseriti nel più ampio cartonato sull’evento X of Swords, di cui vi parleremo in un’altra occasione, a tempo debito.

I piani di Jonathan Hickman all’epoca della scrittura di House of X/Powers of X erano altri, più contenuti, meno inclini a piegarsi alla lunga serialità Marvel, ma le cose sono andate in modo diverso. Una volta che HoX/PoX si concluse, l’universo mutante si frammentò in una moltitudine di testate sotto la sua direzione, mentre la regolare degli X-Men venne interamente affidata alla sua scrittura. Le letture mutanti entrarono in una fase denominata “Dawn of X”, ovvero “Alba di X”. Lo scopo delle varie testate all’epoca era quello di mostrare per l’appunto l’alba di una nuova realtà mutante, quella di un intero popolo che per la prima volta si definiva tale, fondando una nazione e avviando un primo, maldestro governo.

Il lavoro di Jonathan Hickman accompagnerà i mutanti dalla sopracitata fase “Dawn of X” a quella di “Reign of X”, fase che proprio lo scrittore statunitense chiuderà con X-Men: Inferno, inaugurando quella seguente: “Destiny of X”. È abbastanza ironico come Jonathan Hickman abbia creato una impalcatura per il futuro del suo lavoro, solo per lasciare che fossero altri a concludere ciò che aveva iniziato, sfruttandone le briciole lasciate lungo un sentiero di cui solo lui era a conoscenza. In pratica è come se Jonathan Hickman avesse creato il progetto per una casa, per poi lasciare che fossero altri a costruirla e, infine, raderla al suolo.

Foto di Francesco Ariani

Quando il mondo lesse HoX/PoX si crearono aspettative, realistiche o meno, nei confronti di ciò che Jonathan Hickman avrebbe raccontato con i mutanti. In molti pensarono che l’autore stesse promettendo avventure spaziali, linee temporali che si sarebbero accavallate le une con le altre, colpi di scena costanti e una narrazione incentrata maggiormente su Moira MacTaggert, la grande sorpresa dell’epoca. Proprio per questo motivo i 21 capitoli di X-Men e i 4 di Inferno non sono stati percepiti in modo unanime dal pubblico, fra chi li ha ritenuti un dietro front rispetto alle promesse fatte e chi, come chi scrive questo articolo, li considera invece un punto decisamente alto del fumetto supereroistico della casa Marvel.

Si hanno molte informazioni su come Jonathan Hickman si approcci al lavoro di scrittura e di come si rapporti con i suoi colleghi, che si tratti di altri sceneggiatori o soprattutto di disegnatori e coloristi. Come confermato anche da Valerio Schiti e Pepe Larraz in un talk all’Arf Festival di Roma del 2023, lavorare con Jonathan Hickman significa affidarsi a lui completamente: nessuno, tranne lui stesso, sa quale sia il quadro completo dietro ciò che sta venendo messo su pagina. Nella stesura di X-Men: Inferno, Valerio Schiti ha anche confermato di aver disegnato alcune pagine che sono poi state inserite in punti della storia di cui lui non aveva idea.

Queste informazioni dovrebbero restituire l’immagine di uno sceneggiatore egoriferito, talmente confidente e geloso di ciò che scrive da non comunicarlo apertamente nemmeno ai suoi colleghi, così da creare magari una storia ricca di colpi di scena, che vada ad accentrare su sé stessa qualsiasi filo narrativo. Con la serie regolare degli X-Men e X-Men: Inferno si ha invece la conferma dell’opposto: tanto la serie regolare quanto la miniserie sono un vero e proprio pilastro dell’intero universo mutante degli ultimi cinque anni, due testate di grande qualità ma che vivono tanto per raccontarsi quanto per supportare il resto del mondo mutante.

Foto di Francesco Ariani

Cosa accade nei due anni di X-Men?

Iniziando ad analizzare questo grande lavoro che copre oltre due anni di pubblicazioni, il primo capitolo che apre X-Men – Pax Krakoa è a tutti gli effetti un comodissimo recap per i lettori, che così ritroveranno le stringhe della narrazione dalla precedente HoX/PoX. La maggior parte dei capitoli presenti nel primo volume, quelli che vanno dall’1 al 12, hanno una narrazione verticale piuttosto che orizzontale. Ad una prima lettura possono addirittura apparire completamente slegati fra di loro, senza una direzione univoca, ma è man mano che si procede nella lettura che si comprende come Jonathan Hickman stia mettendo le basi per una narrazione più ampia. In questa fase iniziale degli X-Men, Jonathan Hickman reintroduce e amplia la nostra visione di Orchis, introduce le quattro botaniche criminali di Ordacultura, i figli della Cripta – cioè i post-umani come Serafina – ed anche parte delle minacce spaziali per i mutanti, fra cui i Cotati, la Covata e i nemici dell’impero Shi’ar, la cui sovrana è figlia di Charles Xavier e quindi alleata dei mutanti. Alcuni dei capitoli maggiormente legati fra di loro pongono le basi con un certo anticipo per l’evento X of Swords, introducendo l’Evocatore, parte del suo legame con Apocalisse e il suo passato, strettamente legato a Krakoa e alla sua isola gemella da tempo perduta, Okkara.

In X-Men, però, non vengono solo introdotti una sequela di nemici dei mutanti, ma vengono soprattutto approfondite le nuove dinamiche della neonata nazione di Krakoa, i dilemmi morali e sociali che questa nuova condizione scatena negli animi dei suoi abitanti. Passando da un ambito più generale ad uno più intimo e personale, molti capitoli si dedicano interamente a mostrare le vicissitudini che stanno vivendo alcuni mutanti, mostrando la loro importanza all’interno del disegno mentale di Jonathan Hickman e elevando le loro problematiche personali a possibili motivi di frattura dell’ordine pubblico dell’intera nazione.

Persino nel contesto dei quattro capitoli di Empyre: X-Men, un tie-in nato al di fuori delle testate mutanti ed inserito nel secondo volume, Jonathan Hickman, coadiuvato da altri sceneggiatori, riesce a porre le basi per un futuro sviluppo della società mutante. Il tie-in inizia causa delle azioni di Wanda Maximoff che, ancora pentita per gli avvenimenti della famosa House of M, tenta di porre rimedio alle vite mutanti che spezzò in passato. Ovviamente il suo tentativo non andrà a buon fine, ma aprirà la strada alla sua presenza al Gala Infernale e agli eventi del Processo di Magneto, immediatamente successivo al Gala.

X-Men: Il Gala Infernale – il primo di molti

Lungi dall’aver semplicemente creato un lungo elenco di apparizioni, i capitoli scritti da Jonathan Hickman sono tutti accomunati da una forte tensione, che si tratti di tensione data dal rapporto fra i mutanti e i loro nemici, o fra i mutanti e le novità che la loro nuova vita pone loro di fronte. I dialoghi sono ricchi di sfumature e sottotesti, permettendo una lettura rilassata che concede un’ottima comprensione degli avvenimenti, ma che ad una lettura più attenta mostrerebbe le numerose metafore e rimandi interni ed esterni che lo sceneggiatore intende usare. Nel corso della lettura si respirano in modo equivalente quel costante senso di pericolo e precarietà che i mutanti vivono, ma anche quella meraviglia e speranza che sono un perno fondamentale di tutta l’esperienza Krakoana. Questi elementi si districano in una complessa rete di rapporti politici e più intimi.

I dettagli della testata che esaltano tutto

Nel capitolo 4, dal nome “Economia globale”, tre membri del Concilio Silente andranno a parlare con le Nazioni Unite per promuovere ancora una volta Krakoa. Xavier, Magneto e Apocalisse, accompagnati da Gorgon e Ciclope in qualità di guardie del corpo, si troveranno così a parlare con i rappresentanti del mondo civilizzato per far valere le proprie richieste economiche e politiche. Con un incredibile monologo di Magneto sulla politica mutante, che nella sua visione prenderà spunto da quella umana così da ribaltare le carte in tavola per gli Homo sapiens con ironia, Jonathan Hickman costruisce un momento di incredibile tensione, accentuato dall’ottima mano di Leinil Francis Yu. Il disegnatore riesce a rappresentare un Magneto anziano ma forte, con uno sguardo che può apparire affabile ma capace di nascondere una compostezza costruita su un grande sforzo di non ricorrere alla violenza. L’idea di creare un montaggio alternato fra le parole pacate di Magneto e la violenza di Ciclope e Gorgon – che nel mentre sventano una trappola armata nei confronti dei loro capi mutanti – unitamente all’atto del mangiare di Magneto, genera una sensazione destabilizzante ma corroborante nel lettore. Il lettore dovrebbe fare il tifo per i mutanti, gli eroi della situazione, che infatti sembrano sul punto di essere nuovamente oppressi con la violenza, ma lo sfondo politico creato da Jonathan Hickman rende tutto più grigio, più discutibile e moralmente ambiguo.

Foto di Francesco Ariani

Dalla politica internazionale ai rapporti interpersonali fra i mutanti, nel sesto capitolo dal nome “L’oracolo”, Jonathan Hickman riprende in mano Mystica, con il suo obiettivo di far resuscitare sua moglie Destiny, un vero e proprio punto focale della sua gestione dei mutanti. La donna, inconsapevole che Xavier e Magneto non riporteranno mai in vita Destiny a causa del patto stretto con Moira, si presta alle loro macchinazioni e missioni suicide, pur di fermare quello che sembra l’unica vera minaccia alla razza mutante, la creazione della macchina Nimrod. Questo è un punto nodale anche in HoX/PoX e non si esaurisce in questo capitolo, ma anzi prosegue anche in uno degli ultimi della gestione Hickman, il capitolo 20 “Amore Perduto”, fino a permeare l’intera narrazione di Inferno. Fra il capitolo 6 e il 20 assistiamo proprio a quel grande ribaltamento che caratterizza la narrazione di Hickman: seppure l’autore statunitense si impegni profondamente a creare un sottotesto economico e politico, alla fine i grandi cambiamenti avvengono a causa delle azioni di singole persone, guidate spesso da desideri strettamente personali.

Così facendo, Mystica – per il solo desiderio di riportare in vita la moglie e non cedere del tutto ai ricatti dei due uomini – non uccide la creatrice di Nimrod e, in seguito, causa in un certo senso la creazione definitiva della macchina. “Amore Perduto” è un titolo decisamente azzeccato nel sottolineare il dramma che si consuma su entrambi i lati della scacchiera. Da una parte Mystica sembra aver perso del tutto la possibilità di far resuscitare Destiny, poiché non ha fermato la creazione di Nimrod; dall’altra, le azioni della mutante finiscono per infrangere i sogni della dottoressa Alia Gregor, la quale nel creare la macchina aveva anche tentato di inserirvi all’interno la coscienza del marito defunto durante gli eventi di HoX/PoX. Tale coscienza viene distrutta proprio a causa del tentativo di Mystica di uccidere Nimrod insieme all’intera base orbitale di Orchis, rendendo quindi la macchina completamente priva di umanità e, quindi, ancora più pericolosa per i mutanti.

Foto di Francesco Ariani

Questi sono solo alcuni dei capitoli più importanti e, a mio avviso, meglio realizzati, dei 21 scritti da Jonathan Hickman nel corso di due anni, ma fra questi potremmo inserirne molti altri. Un intero capitolo, ad esempio, è dedicato a Vulcan Summers, la cui condizione particolare sarà fondamentale nella futura testata X-Men: Red, gestita da Al Ewing. Il settimo capitolo di X-Men, dal nome “Vitamorte”, pone le basi per i grandi dilemmi morali dietro i meccanismi di resurrezione dei mutanti e il Cimento, il rituale creato per ridare i poteri a coloro che li avevano persi a causa di Wanda Maximoff e durante il quale si richiede a quel mutante di farsi uccidere in duello. Si tratta di un capitolo che tra l’altro spiana la strada alla gestione di Simon Spurrier di Nightcrawler, partendo dalla miniserie Way of X.

Con i capitoli dal 13 al 15, tutti inseriti nell’evento X of Swords, Jonathan Hickman sottolinea ulteriormente l’importanza di Cypher e l’importanza di rifondare una squadra degli X-Men. Proprio a causa delle dure scelte fatte dai politici di Krakoa durante quella che a conti fatti è stata una guerra, Ciclope e Jean comprendono che i mutanti non necessitano solo di un governo ed una nazione, ma di eroi. Questa scelta strizza l’occhio anche al lettore, che comprende così come in effetti in un mondo seriale come quello della Marvel tutto cambierà sempre, per non cambiare mai davvero: Jonathan Hickman con Krakoa ha creato una narrazione politica e sociale che sfuggiva dalle semplici definizioni di eroe e supercriminale, ma inevitabilmente c’è bisogno di qualcosa di più in cui credere, da qui il ritorno della più famosa squadra di mutanti.

Tutto quanto detto fino ad ora concerne i capitoli di X-Men Pax Krakoa e X-Men Dentro la Cripta, che culminano poi con l’ultimo capitolo appartenente al primo Gala Infernale. X-Men: Inferno, come già specificato, chiude il rapporto fra i mutanti e Jonathan Hickman, il quale ancora una volta con stile scrive una miniserie potente ma non semplicemente bella per sé stessa, quanto fondamentale per tutto il macro-universo di testate che venivano scritte in quel momento e che da essa avrebbero preso piede. Ad oggi continuiamo a non essere pienamente a conoscenza del vero piano di Jonathan Hickman per i mutanti, ma nel corso degli anni si era più volte vociferato di una testata interamente dedicata a Moira MacTaggert, nello specifico per la sua decima vita, quindi “Moira X”. Questa testata non ha mai visto la luce, ma molto probabilmente buona parte di ciò che lo scrittore desiderava raccontare è stato inserito proprio in Inferno.

Foto di Francesco Ariani

All’addio di Hickman segue l’Inferno

X-Men: Inferno si apre in modo uguale ad HoX/PoX, con una tavola che il lettore non può immediatamente comprendere, ma di cui percepisce l’ovvia importanza. Sarà solo con la lettura dei quattro capitoli della miniserie che si giungerà a comprendere come si sia arrivati a quella tavola e quanto questa rappresenti uno sconvolgimento incredibile per il mondo narrativo. Dopo anni di assenza dalle scene, Jonathan Hickman torna a rimettere sotto i riflettori Moira MacTaggert, che si troverà ad essere incastrata fra le macchinazioni di Magneto e Xavier e i piani di Mystica.

In un contesto di colpi di scena e lotte di potere interne, tutto si riduce al peso dei segreti tenuti in serbo da tutte le parti coinvolte. Moira, sotto tortura, rivelerà alla fine che il suo piano a lungo termine era migliorare una formula che aveva creato in una delle sue vite precedenti, così da annullare il gene mutante ancor prima della nascita; Charles e Magneto dovranno fare i conti con il fatto di aver fondato l’intera nazione mutante su una bugia, mantenuta al costo di alleanze disgustose, numerose morti e la manipolazione di chiunque li circondasse; Mystica subirà il peso di tutti i segreti che la circondano, invece, ma proprio per questo motivo e per la sua irruenza, buona parte delle sue azioni hanno portato e porteranno in parte la distruzione sulla sua stessa razza: tutto pur di riportare indietro sua moglie.

Foto di Francesco Ariani

Ma X-Men: Inferno, quasi vestendo i panni di un drama per la quantità di segreti e rivelazioni fatte, porrà il lettore di fronte a numerose altre rivelazioni. La più grande, ed ironica, consiste nell’origine stessa di Orchis e Nimrod: così come Moira reincarnandosi arriva alla sua decima vita per dare una speranza ai mutanti, la sentinella Omega presentata fin da HoX/PoX rivela di essere la vera fondatrice di Orchis, provenendo da un’altra linea temporale in cui paradossalmente sono i mutanti ad aver sempre vinto su uomini e macchine. La distinzione non è casuale, poiché proprio in queste pagine viene rivelato quanto le macchine ritengano inferiori tutti gli esseri viventi, nessuno escluso. La situazione alla fine di X-Men: Inferno è caotica ed irrecuperabile, giustificando i numerosissimi errori di giudizio che affliggeranno la dirigenza di Krakoa da quel punto in poi.

In tutto questo contesto, con delle suggestive pagine di Valerio Schiti a corredo, Moira MacTaggert conclude la sua vita di mutante, grazie ad un’arma che arriva direttamente dal periodo di Chris Claremont, il neutralizzatore creato da Forge. Persi i suoi poteri, Moira è adesso una semplice umana, ed è solo grazie all’intervento di Cypher che riesce a scappare. Anche in questo caso Jonathan Hickman sembra parlare al lettore e alla Marvel stessa tramite un dialogo fra Moira e le sue aguzzine, Destiny e Mystica.

“Sperate che, con la mia morte, questa linea temporale perfetta che ho creato sarà permanente?”

Con questa frase Moira ammonisce le due donne, cercando non tanto di salvarsi la vita, quanto di far comprendere il suo punto di vista, per il quale Mystica e Destiny mostrano nessun interesse. Ma queste parole, come detto, sembrano rivolte a noi lettori e alla stessa casa editrice: un’ultima frase di Jonathan Hickman per ricordare che fin dal principio, lui stesso per bocca dei suoi personaggi aveva ribadito che “I mutanti perdono sempre”. Allo stesso modo può apparire come un modo per mettere in chiaro come la serialità Marvel la avrà sempre vinta su tutto, sulle buone intenzioni, sui progetti iniziali, sull’arte dura e pura che non va a braccetto con un sistema editoriale che deve mettere su carta un capitolo al mese di una determinata testata, senza pause, senza mai prendere fiato anche se necessario.

Cosa resta delle ceneri di un progetto?

X-Men: Inferno è la fine dell’idillio fra la Marvel e Jonathan Hickman – almeno fino al 2023, anno in cui l’autore torna alla Casa delle idee per prendere le redini dell’universo Ultimate e scrivere G.O.D.S. – , ma non si tratta di un addio amaro. Con questa miniserie lo scrittore apre le porte ad una fase nuova ed intrigante del mondo mutante, mettendo ben in chiaro quale sia la posta in gioco e quali siano i giocatori su cui porre attenzione. Parte delle linee narrative che aveva aperto purtroppo non sono state pienamente portate a termine ed altre sono state create proprio con questi quattro capitoli, ma anche questo fa parte del fisiologico passaggio di testimone fra sceneggiatori quando si lavora in questo ambito.

E se fino ad ora ci siamo concentrati quasi esclusivamente sulla figura di Jonathan Hickman e su quello che ha scritto, molto del merito della qualità di ciò che si può leggere fra X-Men e X-Men: Inferno lo si deve in egual modo ai disegnatori e coloristi che lo hanno affiancato. Sulla regolare X-Men il disegnatore principale è stato Leinil Francis Yu, sostituito in pochi capitoli da R.B. Silva, Matteo Buffagni e Mahmud Asrar. In X-Men: Inferno i disegnatori sono stati Valerio Schiti, Stefano Caselli e R.B. Silva con i colori di David Curiel.

La regolare degli X-Men curata da Leinil Francis Yu ottiene una incredibile potenza espressiva con primi piani d’impatto, sorrisi beffardi, sguardi torvi, sorrisi pieni di speranze. Il disegnatore riesce a rappresentare senza problemi un’ampia gamma di emozioni con un gran numero di linee, senza però stancare l’occhio e senza distrarlo dai punti focali delle vignette. La sua gestione della griglia viaggia senza problemi da una closure più stretta con un gran numero di vignette quadrate – tipicamente una 3×3 – a vignette più ampie e con maggior respiro, utilizzate spesso per scene d’azione o campi larghi che mostrino allo spettatore lo spettacolo naturale in cui dovrebbe immergersi. Il gusto dei capitoli da lui disegnati sembra più vicino a quello dei primi anni duemila se non addirittura prima, strizzando l’occhio in parte allo stesso gusto che ha portato Jonathan Hickman a citare numerose volte Chris Claremont, il più grande fra i padri dei mutanti.

In X-Men: Inferno, Valerio Schiti, R.B. Silva e Stefano Caselli fanno allo stesso modo un grandissimo lavoro seppur seguendo una strada differente. Si può magari lamentare una certa discontinuità nei design, che porta a chiedersi perché usare addirittura tre disegnatori diversi per una miniserie di quattro numeri, ma non si tratta di un elemento particolarmente disturbante. Piuttosto, andrebbe sottolineata la capacità degli autori di mantenere una loro identità nonostante si siano accostati quanto più possibile allo stile adottato da Pepe Larraz e R.B. Silva insieme a Marte Gracia in HoX/PoX. In particolar modo la gestione di Valerio Schiti di alcune vignette, fra cui quelle con Nimrod e Destiny al loro interno, va citata come punto di forza della testata. L’idea dell’autore di usare la maschera della mutante come superficie riflettente è incredibilmente forte ed intrattenente, creando un certo brivido di disagio elettrizzante. Lo stesso si potrebbe dire di come il disegnatore italiano abbia aggiunto il suo tocco su Nimrod: il monolitico robot bianco dovrebbe essere teoricamente inespressivo, ma fra le mani di Valerio Schiti mostra ghigni e sorrisi malefici nei momenti clou degli ultimi capitoli, come se mostrasse la sua vera natura al di sotto della sua pelle metallica.

la cover del volume X-Men: Inferno, edito da Panini Comics (2023) nella collana Marvel Deluxe. Foto di Francesco Ariani
la cover del volume X-Men: Inferno, edito da Panini Comics (2023) nella collana Marvel Deluxe. Foto di Francesco Ariani

Per molti lettori l’abbandono di Jonathan Hickman alle testate mutanti ha segnato la fine dell’importanza dell’era krakoana, ma personalmente sono dell’avviso che un’idea simile non colga pienamente quanto lo sceneggiatore statunitense sia stato in grado di creare un racconto di qualità, che servisse come punto d’appiglio per tutti i suoi colleghi presenti e futuri. Per qualsiasi lettore e lettrice che decidesse di affacciarsi alle letture mutanti partendo HoX/PoX, il consiglio è quello di leggere assolutamente la testata principale di Jonathan Hickman, godendosi il viaggio, comprendendone lo stretto legame con tutte le testate che vi gravitavano intorno e poi, dopo aver letto X-Men: Inferno, affacciarsi a tutte le testate che hanno raccolto i semi di quanto scritto da Jonathan Hickman, senza perdere fiducia in un racconto corale, pregno di significati e qualità.

la cover del volume X-Men: Inferno, edito da Panini Comics (2023) nella collana Marvel Deluxe
la cover del volume X-Men: Inferno, edito da Panini Comics (2023) nella collana Marvel Deluxe

Scheda tecnica

Autore: Jonathan Hickman, Pepe Larraz, R.B. Silva, Marte Gracia
Data di uscita: 21 Apr 2021
Tipo prodotto: Fumetti
Prezzo: 41 euro
Rilegatura: Cartonato
Formato: 18,3 x 27,7
Interni: Col.
Pagine: 448

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