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Deutschland liebt Anastacia: con Our Songs ritorna la Sprock Lady

Deutschland liebt Anastacia: con Our Songs ritorna la Sprock Lady

Anastacia è una delle poche esponenti del pop di fine anni ’90 a godere ancora di un largo seguito; nonostante la sua attività abbia conosciuto alti e bassi, è riuscita a non sparire mai del tutto dai radar: le sue hit I’m outta love e Left Outside Alone sono diventate dei classici, e nel 2022 quasi tutte le date dell’I’m outta lockdown, il tour celebrativo dei suoi primi 20 anni di carriera, sono andate in sold out. Eppure, negli ultimi anni, la “cantante bianca dalla voce nera” è stata presente sulla scena musicale in maniera discontinua: il suo ultimo album, Evolution, risale al 2017, mentre è del 2021 il singolo American Nights, appartenente alla colonna sonora dell’eponimo film. Il 2023 vede quindi il ritorno di Anastacia alla discografia con Our Songs, che vede la cantante interpretare dodici famosi brani di artisti tedeschi.

Gallery con foto dal tour I’m outta lockdown (2022). Foto di Mariano Rizzo

Non è la prima volta che la cantante americana si cimenta con delle cover: nel 2012 aveva dato alle stampe l’LP It’s a man’s world, nel quale interpretava alcuni brani portati al successo da band maschili e anglofone (tra gli altri, One degli U2 e Wonderwall degli Oasis). Questo progetto era passato piuttosto inosservato, anche a causa dei problemi di salute che portarono la cantante ad annullare il tour promozionale a esso dedicato; di certo ebbe il suo peso anche la scarsa originalità dell’album: i brani selezionati erano troppo famosi per scongiurare un confronto diretto, anche solo inconscio, con la versione di Anastacia, che cantava inoltre su basi musicali non sufficientemente dissimili da quelle originali, in quella che all’epoca fu definita operazione karaoke da molti critici. Un nuovo album di cover, con queste premesse e a questo punto della sua carriera, avrebbe potuto rappresentare un rischio concreto.

La scelta di interpretare canzoni tedesche, apparentemente bizzarra, rispecchia in realtà la direzione che la carriera di Anastacia ha preso negli anni in maniera del tutto naturale: dopo i primi successi, la cantante è diventata pressoché sconosciuta nella sua patria, mentre ha continuato a essere amata e apprezzata in Europa, dove i suoi ultimi dischi sono stati in larga parte prodotti e registrati; la Germania in particolare ha sempre ben accolto i suoi lavori.

Our Songs è composto da brani usciti in un periodo compreso tra il 1973 (Cello, cover dell’omonimo brano di Udo Lindenberg) e il 2019 (Now or Never, portato al successo da Johannes Oerding col titolo An Guten Tagen). Tra questi estremi sono compresi alcuni successi internazionali come Monsoon dei Tokyo Hotel, Still loving you degli Scorpions e Forever Young di Alphaville, ma la maggior parte degli altri brani, vere e proprie hit in patria, sono stati scarsamente diffusi altrove; laddove il testo non era già in origine in lingua inglese, è stato tradotto appositamente per questo progetto, come accaduto per il singolo di lancio Best Days (Tage wie diese dei Die Toten Hosen).

La riscrittura dei brani non limita ai testi, ma anche alle basi musicali: pur non allontanandosi troppo dallo stile originale (e, soprattutto, evitando di tradire il genere d’appartenenza), i produttori hanno fatto un ottimo lavoro nel rendere le canzoni più prossime al sound tipico di Anastacia, una commistione di soul, pop e rock che la cantante ha ribattezzato Sprock. La componente più interessante di questa operazione è l’utilizzo massiccio di strumenti tradizionali e cori dal vivo (un brano vede perfino la presenza di voci bianche), entrambi elementi di cui si sentiva la mancanza negli ultimi lavori della cantante, ben più tendenti all’elettropop.

A un primo ascolto Our Songs sembra suddiviso in due parti, grossomodo corrispondenti alle due metà della tracklist, la prima più improntata agli uptempo e alle tonalità rock, la seconda alle ballads più romantiche e riflessive; in realtà la divisione non è così netta, e il carattere emotivo del progetto conquista volentieri anche le tracce più aggressive. Il primo singolo Best Days, che è anche la opening track, è un chiaro esempio di questa commistione, così come l’intensa Beautiful presa in prestito da Sarah Connor. Le già citate Now or Never, Monsoon e Still loving You riportano invece in scena batterie e chitarre elettriche, protagonista di Born to live, traduzione della hit Geboren um zu leben di Unheilig. Questo brano conclude idealmente la sezione rock di Our Songs.

La seconda parte del disco si apre con Cello, interessante aggiunta al repertorio di Anastacia: una canzone profondamente narrativa, tanto nel testo quanto nel tappeto musicale. Nella traccia successiva, Just you, Anastacia duetta con Peter Maffay, autore del brano che in tedesco s’intitola So bist du: intrigante, in questo brano, l’ampio utilizzo del coro gospel e del sax soprano. Atmosfere simili offre la struggente Symphony, brano dei Silbermond già tradotto e interpretato da Sarah Brightman nell’album del 2011 che da questa canzone prendeva il titolo: Anastacia gli conferisce un’interessante tonalità soul, che lo rende forse il brano più interessante del disco.

Concludono il disco Supergirl, scelto come secondo singolo, e le cover di Forever Young e An Angel, successo della Kelly Family: in questo trittico spicca senz’altro il brano di Alphaville, che rinuncia al sound synth e alle atmosfere malinconiche dell’originale in favore di sfumature soul-positive che evidenziano la sua identità di inno alla pace e rendono i riferimenti alla Guerra Fredda presenti nel testo sorprendentemente attuali.

Quasi tutte le canzoni che compongono Our Songs sono possibili singoli, come in effetti lo sono state per i loro interpreti originali; l’album, però, è ben lungi dall’essere un’operazione karaoke: è stata già evidenziata la cura nella confezione di arrangiamenti e traduzioni, ma anche la stessa scelta della tracklist è tutt’altro che casuale o improvvisata.

Chi conosce e segue Anastacia da più tempo, difatti, ritroverà in questo disco le tematiche predilette dalla cantante: l’empowerment femminile, il rifiuto della guerra, l’accettazione di sé, la resilienza; anche gli arrangiamenti dei brani spesso e volentieri richiamano il sound dei suoi primi tre album, talvolta con aperte citazioni. Più che un album di cover di Anastacia, Our Songs è un album di Anastacia, in grado di rendere incidentalmente chiari i motivi per cui l’europop l’ha adottata, non solo in Germania.

Questa riconoscibilità, tuttavia, è un’arma a doppio taglio: in un disco così curato e sentito, in effetti, talvolta la voce di Anastacia fatica a emergere. Non si tratta di difficoltà interpretative, anzi: sono molti i brani in cui la cantante sfoggia toni e sfumature inediti, di profondità perfino lirica; a mancare è l’irruenza, la potenza, gli acuti che sono diventati il suo marchio di fabbrica. Questa caratteristica rende la prima parte dell’album un po’ meno rock di quanto ci si aspetterebbe, e le fanno perdere il confronto con la successiva metà soul.

Anastacia. Foto di Suizo85, CC BY-SA 3.0

Si potrebbe obiettare che l’intero disco è costruito attorno all’attuale voce di Anastacia, sicuramente meno potente rispetto a quella degli esordi (ma altrettanto riconoscibile, quasi un miracolo a distanza di oltre vent’anni); in realtà sono molti i brani la cui costruzione sembrerebbe portare a un’esplosione finale che alla fine non avviene: in altre parole, Anastacia sembra trattenersi, quando potrebbe ancora raggiungere i picchi a cui aveva abituato i suoi sostenitori.

Se si tratti di una disposizione transitoria limitata a questo progetto, o se Our Songs inauguri l’era di una Anastacia meno loud girl e più riflessiva, lo dirà solo il tempo. Quel che è certo, infatti, è che Our Songs sia stato pensato per riportare in scena una cantante che ha ancora molto da dire, riconnettendola agli stilemi che l’hanno resa celebre e al tempo stesso indirizzandola verso un tipo di musica, più genuina e meno artificiale, che si confà alle sue indubbie doti. Un album “quasi inedito” (soprattutto al di fuori della Germania) in grado di regalare emozioni variegate e frangenti di puro, intenso soul.

Anastacia durante il Resurrection Tour (2015). Foto Flickr di , CC BY-SA 2.0
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